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| giovedì, 21 settembre 2006 13:31 |
I primi tre vangeli sono detti "sinottici" cioè "simultaneamente visibili", perchè hanno in comune non soltanto lo schema generale, ma spesso riferiscono con le stesse parole identici fatti. Accanto a evidenti concordanze essi mostrano non meno evidenti discordanze, sia nell'ordine dei racconti che all'interno di essi. Questi singolari fenomeni pongono il problema della relazione fra i tre vangeli (la "questione sinottica") variamente risolto. I nostri tempi si interessano piuttosto alla identificazione e alla storia del materiale evangelico prima che esso venisse assunto negli attuali tre libri e alla prospettiva teologica propria a ciascun evangelista, che li ha condotti a scelte e adattamenti vari, ma tali da non alterare la sostanza del messaggio, delle parole e dei fatti che ne costituiscono il quadro e il fondamento. La tradizione unanime della chiesa antica attribuisce il primo vangelo a Matteo, chiamato anche Levi, l'apostolo che Gesù chiamò al suo seguito distogliendolo dalla professione di pubblicano, cioè di esattore delle imposte (9,9ss). La stessa tradizione afferma che Matteo scrisse originariamente in aramaico, la lingua comune in Palestina ai tempi di Gesù. L'attuale testo è un'edizione greca sostanzialmente identica all'originale e conosciuta già nel 1 sec., per la quale sembra essere stato utilizzato il vangelo di Marco. La parte preminente del vangelo è costituita da cinque grandi discorsi di Gesù (cc. 5-7; 9,35 - 11,1; c. 13 e cc. 24-25, preceduti da una invettiva contro i farisei, c. 23). Il racconto si apre con uno scorcio sull'infanzia di Gesù (cc. 1-2), seguito dai fatti essenziali che prelusero al suo ministero pubblico (3,1 - 4,11) e concluso dalla storia del mistero pasquale di Cristo (cc. 26-28). Il vangelo, che già gli antichi dissero rivolto soprattutto ai Giudei, è dominato dalla tesi che Gesù è il Messia predetto dall'A. T. e ingiustamente respinto da Israele. Un'attenzione particolare è dedicata alla Chiesa fondata da Cristo su Pietro, la cui professione di fede (16, 13-19) è come la cerniera del vangelo. Esso, che è la sintesi della testimonianza apostolica in Palestina, fu il preferito dall'antichità cristiana perchè permetteva una solida e sufficiente iniziazione al mistero di Cristo. Il testo originale aramaico fu pubblicato forse tra gli anni 40 e 50.
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| lunedì, 18 settembre 2006 13:23 |
Dio, dopo aver purificato un'anima dalle scorie dei suoi peccati e aver soddisfatto così la divina giustizia, l'associa alle sue sofferenze per la salvezza di tante anime. Essa soffre, su questa terra, prove e dolori, che Padre Pio non esita a paragonare a quelle dell'Inferno, e si sente abbandonata e rigettata da Dio come si sentì abbandonato Gesù sulla croce. Se riflettiamo però che l'anima di cui parliamo è, in un certo senso, già pura e santa, e se pensiamo che Gesù, il Verbo Incarnato, era la santità personificata, quest'azione da parte di Dio ci sembra incomprensibile. Per risolvere tale dubbio non dobbiamo però dimenticare che Gesù sulla croce era, agli occhi del Padre, il peccato stesso. Non vi era più il Suo Figlio diletto sull'infame patibolo, ma il peccato dell'intera umanità. Allo stesso modo, l'anima che si offre vittima a Gesù per la salvezza dei fratelli, offre il suo corpo e la sua anima come olocausto. Dio non vede più in lei che i peccati del mondo intero che esigono riparazione. La sua vita, unita a quella di Gesù, diventa un martirio continuo ed essa può, a ben ragione, essere associata ai martiri. Essi, infatti, sono coloro che hanno dimostrato l'amore più grande, e che non soltanto soffrirono, ma morirono nel dolore e solo nella morte trovarono Dio. Così l'anima deve lasciarsi crocifiggere dalla misericordiosa e giusta mano di Dio e lasciarsi ingoiare dalla tempesta, per trovare, nel fondo dell'angoscia grande come il mare, il Dio che salva. Ah, potessimo essere degni di un tale martirio! Ma questa è una grazia speciale che Dio riserva solo a poche anime predilette! E' vero tuttavia che, nel suo piccolo, ciascuno deve sforzarsi di essere una vittima di Gesù, sopportando per suo amore tutto ciò che la Divina Provvidenza dispone, chiedendo sempre l'aiuto e la protezione all'Immacolata, che, in modo unico e mirabile, unì il Suo sacrificio a quello di Gesù sul Calvario, dove furono crocifissi Madre e Figlio: Questi nel corpo e Quella nell'anima.
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| lunedì, 11 settembre 2006 19:28 |
Sono una mamma con tre figli, uno dei quali da poco tornato a casa da un centro di tossicodipendenti. Sono molto preoccupata per gli altri due, di 14 e 16 anni, che non prendano esempio da lui. Che cosa mi consiglia di fare?... Vera

La sua preoccupazione è comprensibile, tanto più che gli altri suoi figli sono nella fase adolescenziale. Che cosa fare? Innanzitutto bisogna far sentire a suo figlio, da poco tornato a casa, tutto l'affetto della famiglia, indirizzarlo ad un buon padre spirituale che lo segua passo passo e aiutarlo a trovare un lavoro perchè si senta utile. Sarebbe anche opportuno che tutti e tre i figli abbiano un orario da rispettare per il rientro, e che vi sia dialogo e apertura tra tutti i membri della famiglia. Tutta la famiglia è abituata a pregare insieme? In caso contrario, suggeriamo di iniziare. Anche la consacrazione alla Madonna porterebbe certamente i suoi frutti. Baci
Giulia
E voi cosa consigliereste?
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| domenica, 10 settembre 2006 10:28 |
A proposito di apparizioni
Secondo un'indagine effettuata in Italia, nel 6,5% dei casi, all'istituzione di un luogo sacro sono legate delle apparizioni. Statisticamente l'oggetto più frequente di apparizioni è la Madonna. Le apparizioni non sono alla base della devozione alla Madonna e del comportamento delle masse che affollano i luoghi sacri, ma si vuole prenderle in considerazione proprio perchè hanno come protagonista la Beata Vergine Maria. U'apparizione è un fenomeno generalmente di poca durata, ha di solito un carattere particolare legato ad una regione o ad un'epoca. Frequentemente queste apparizioni sono accompagnate da fenomeni luminosi che presentano caratteristiche inusuali per colori, intensità del bagliore e strutture tra le più differenti. Le condizioni delle apparizioni variano di volta in volta e assumono aspetti diversi a seconda dell'occasione e del messaggio che la Madonna intende dare: la figura, i tratti del volto, la veste e i differenti attributi ( oggetti che porta, o sui quali appare, o attraverso i quali agisce). Di grande importanza sono anche i segni. La scelta di segni ( miracoli e avvenimenti insoliti) è legata all'ambiente culturale che li riceve. Essi accompagnano le apparizioni e si manifestano quasi sempre sotto forma di lampi, effluvi odorosi, musiche, cori celesti, fonti sorgive di acqua miracolosa, guarigioni di malattie dichiarate incurabili, preghiere esaudite, ritratti o statue animati o lacrimanti. Le apparizioni coinvolgono tutti i sensi dell'essere umano, innanzitutto la vista, poichè la percezione proviene prima dall'occhio sotto forma di visione. Spesso queste percezioni si registrano anche attraverso l'orecchio sotto forma di audizioni. Anche gli altri sensi quali il gusto e l'olfatto vengono coinvolti. Negli anni 60, alcuni ricercatori ricorsero a droghe psichedeliche per indurre nei loro soggetti stati mistici. Fra questi scienziati si distinse Pahnke (1963) che volle determinare se gli effetti ottenuti dalla droga fossero paragonabili alle esperienze dei grandi mistici. Esperienze di misticismo indotto furono ottenute senza ricorrere all'uso di droghe, attraverso le tecniche elaborate da Masters e Houston (1963). Esse comprendevano la proiezione di diapositive rappresentanti disegni astratti su di uno schermo circolare accompagnata da musica Sufi o Zen. Secondo alcuni psichiatri, tutte le apparizioni dovrebbero essere classificate come allucinazioni, cioè turbe della percezione che possono interessare tutti i sensi; per esattezza vengono definite: false percezioni in assenza di uno stimolo esterno. Queste classificazioni, però, potrebbero essere prese in considerazioni solo nel caso in cui venga diagnosticata al soggetto, protagonista di un'apparizione, una patologia, e quindi una situazione di squilibrio psichico che genera immagini di natura allucinatoria e delirante.
Di Suor Maria Annunziata Orsi
Per avere informazioni su alcune patologie, malattie o curiosità scriveteci a: missionaricomboniani@yahoo.it |
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| venerdì, 08 settembre 2006 11:32 |
E' solo il "pensiero forte", dotato delle due ali della fede e della ragione, che fa sollevare lo spirito verso le alte vette della contemplazione per raggiungere la Verità. Chi non ricorda la bellissima similitudine che apre l'enciclica "Fides et Ratio?<<La fede e la ragione - scriveva Giovanni Paolo 2 nel 1998 - sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della Verità>>. L'attività razionale cui l'Enciclica fa riferimento è quella di tipo filosofico, ed è paradossale che sia proprio la Chiesa a dover difendere le potenzialità della ragione, visto che proprio in nome di quest'ultima, in altri tempi, si erano dichiarati "superati" il Cristianesimo e ogni forma di sentimento religioso. Oggi, i teorici del cosiddetto pensiero debole ritengono inutili tutti gli sforzi dell'uomo di ragionare intorno al tema della verità. Di conseguenza, giacchè ogni elaborazione intellettuale non potrebbe aspirare ad un sia pur minimo livello di verità, sarebbe pure inutile, dal punto di vista di costoro, che l'uomo cerchi il senso della propria esistenza. Giovanni Paolo 2 auspica, per così dire, la formazione di paladini di un pensiero forte, visto che la ragione, parafrasando il testo della "Fides et Ratio", quando smette di curvarsi su se stessa, può sollevarsi verso l'alto e osare di raggiungere la Verità dell'essere.

A questa attività di ricerca della verità delle cose non è estraneo lo studio delle scienze naturali: la fisica, la chimica, la biologia, la geologia e l'astronomia. La contemplazione della natura, della sua grandiosità e bellezza, che può passare attraverso la conoscenza delle sue leggi, può condurci alla conoscenza del Creatore. E' un sentiero vero e proprio che, dalle cose create, porta a Dio. Talvolta il peccato originale rende questo rende questo sentiero particolarmente tortuoso, talvolta è la libera volontà del singolo che induce a perdersi lungo la strada e a non arrivare alla meta; ma la strada c'è, e ad ogni esploratore Dio dà la forza di percorrerla tutta. Pur non aderendo alla prospettiva del pensiero debole, il cui esito è - lo si capisce - uno scetticismo paralizzante e ultimamente nichilista, non sono stati pochi i cristiani sedotti dal fideismo che, come spiegava il cardinale Poupard nella voce omonima del "Dizionario interdisciplinare di Scienza e Fede", consiste sostanzialmente nel <<Limitare in modo drastico le capacità della ragione di conoscere Verità di ordine morale e religioso, restringendo il solo accesso alla sola fede nella Rivelazione>>. La Chiesa Cattolica ha sempre ritenuto fuorviante questo approccio al rapporto tra fede e ragione, fatto proprio, invece, da gran parte del mondo protestante, dagli esordi di Lutero alla teologia di Karl Barth (1886-1968). Il magistero di Papa Giovanni Paolo 2 è stato, al contrario, tutto permeato di questo anelito verso una reciproca collaborazione di scienza, filosofia e fede. Era questa una peculiarità, peraltro, di quei secoli medievali che perseguivano l'unità del sapere. La fede non ha motivi per guardare con sospetto alla Recta Ratio; il paradigma proposto è quello sinteticamente espresso con il motto Fides quaerens intellectum che è pure il titolo originario di un'opera di Sant'Anselmo D'Aosta: La fede cerca (e ama) la ragione. Fino al 18 secolo, è ancora il cardinale Poupard a notarlo, fede e ragione <<vengono viste non solo l'una accanto all'altra, ma in una certa misura l'una nell'altra>>: la ragione porta al riconoscimento dei praeambula fidei (l'esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima) e, dal suo canto, la fede può essere sostenuta da riflessioni di carattere razionale secondo l'indicazione di San Pietro: <<Siate pronti a dare ragione della speranza che è in voi>> (1 Pt 3,15). Con l'autunno del Medioevo si intravedono i primi segni di una crisi: <<[...] la leggittima separazione dei due saperi si trasformò progressivamente in una nefasta separazione>> (Fides et Ratio, 45) e il fideismo teorizzato da Martin Lutero fu solo uno dei suoi frutti amari.
Le meraviglie della Creazione
Keplero, il grande divulgatore tedesco della teoria eliocentrica, chiuse la sua opera con la commovente preghiera: <<Ti ringrazio, o mio Creatore e Signore, di tutto il gaudio che mi hai fatto gustare nell'estasi, in cui mi ha rapito la contemplazione delle opere della tua mano>>. Linneo, grande naturalista svedese, tanto noto per la sua classificazione delle piante, scriveva: <<Il Dio eterno, il Dio immenso, sapientissimo e onnipotente, è passato dinanzi a me... io non l'ho veduto in volto; ma il riverbero della sua luce ha ricolmato di stupore l'anima mia... Ho tovato qua e là le tracce del suo passaggio nelle creature; in tutte le sue opere, anche le più piccole, quale forza, quale sapienza, quale insuperabile perfezione! Buffon, naturalista e scrittore francese, scrisse a sua volta: <<La natura è il tronco esteriore della divina magnificenza. Gran Dio! La sola vostra presenza sostiene l'universo; Voi, dall'empireo, vedete roteare sotto i vostri piedi, tutte le sfere celesti>>.
Di Fratel Remo di Gesù, "V irtù in esempi" |
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| domenica, 03 settembre 2006 15:49 |
Maometto è per ogni musulmano il modello a cui far riferimento. Eppure nella vita del "profeta" ci sono degli episodi poco edificanti, che devono essere conosciuti se si vuole comprendere seriamente l'islam. Per il Cristianesimo, Gesù è Dio che si è fatto uomo; e, perchè veramente uomo, è anche il modello a cui ogni cristiano deve tendere. Ma per l'Islam, qual'è il modello umano da seguire? L'Islam accetta Gesù, ma lo riduce a profeta e, peraltro, a profeta superabile e superato da colui che è il più grande dei profeti, Maometto. Ed è proprio Maometto il modello per eccellenza. Il "profeta" (come l'Islam lo chiama) è non solo un maestro, cioè colui che ha fatto in modo che la verità si diffondesse nel mondo, ma è anche un esempio di vita, un modello - per l'appunto - a cui ogni muslim (musulmano) deve tendere. Ma vediamo di che modello si tratta. La vita di Maometto è sempre stata edificante? Mi limiterò a dir qualcosa sinteticamente, raccontando i fatti così come sono avvenuti. Maometto, che in realtà si chiamava Abul-Kasim ibn "Abd-Allah e che fu detto "Muhammad" (cioè il "glorificato"), nacque nella ricca città di La Mecca presumibilmente nell'anno 570 d.C. Il padre - che non conobbe mai perchè morì prima della sua nascita - era un commerciante di nome "Abd-Allah. La madre si chiamava Amina bint-Wahb. Entrambi i genitori appartenevano alla potente tribù dei Qurays, che dominava alla Mecca. Il padre, però, non era ricco, perchè, con ogni probabilità, aveva patito qualche affare andato male. Senza padre, il bambino fu cresciuto dal nonno, Abd-el-Mattalib, che gli impose il nome di Qotham. L'infanzia di Maometto fu segnata da tante sofferenze. Quando aveva appena sei anni, gli morì anche la mamma e fu affidato ad una nutrice beduina. A otto anni perse anche il nonno e fu accolto da uno zio, Abu-Talib, anche lui povero. Questi cercò di servirsi del nipote facendolo lavorare, giovanissimo, come cammelliere. Lavoro molto duro, ma che fece sì che il ragazzo venisse a contatto con gente di culture e religioni diverse: cristiani (soprattutto nestoriani), manichei, ebrei, ecc. Con il commercio Maometto non si arricchì, anzi acquistò fama di uomo onesto e giusto. A venticinque anni entrò al servizio di Khadigah (555-620), vedova quarantenne di un ricco mercante. Per lei Maometto organizzò e guidò alcune spedizioni carovaniere. Diventò il suo uomo di fiducia e, nell'anno 595, suo marito Khadigah, che aveva figli perchè coniugata già due volte, per sposare Maometto dovette superare l'opposizione del padre ancora vivente. Ne ottenne il consenso dopo averlo ubriacato. Gli sposi condivisero per venticinque anni un matrimonio felice, dal quale nacquero due o tre figli maschi, morti precocemente, e quattro figlie: Ruqaya, Zaynab, Umn Kulthum e Fatima. Maometto e Khadigah adotteranno poi, come figlio maschio, Zaid-ibn-Haritha, uno schiavo riscattato. Godendo di una buona ricchezza, e soprattutto potendo abbandonare il duro lavoro di cammelliere, Maometto decise di dedicarsi alla meditazione, da cui si sentiva fortemente attratto. Si ritirava per alcuni giorni dell'anno nella solitudine di luoghi montagnosi e desertici nelle vicinanze di La Mecca. Vestito poveramente, vagava solitario e muto, assorto nella preghiera e nella meditazione di cose divine. In una notte dell'anno 610 (anche detta "la Notte del destino"), all'ormai quarantenne Maometto sarebbe apparso in sogno, ai piedi del Monte Hira, un angelo recante in mano un rotolo di stoffa. L'angelo voleva comunicargli una prima rivelazione di Allah. Maometto si risvegliò improvvisamente e quelle parole gli rimasero nel cuore. Lasciò la caverna, ma sentì una voce dal cielo che lo salutava come inviato di Allah: <<Maometto, tu sei l'eletto di Allah e io sono Gabriele>>. Scorse poi, all'orizzonte, un angelo gigantesco e ne rimase profondamente sconvolto. Si tratta, come ben si capisce, di un'esperienza molto diversa da quelle di cui parla la teologia spirituale cristiana. Maometto si sentì terrorizzato. I veggenti delle apparizioni cristiane, invece, hanno sempre raccontato di una gioia inesprimibile per le loro esperienze straordinarie. Khadigah fu la prima a credere nella missione del marito. Ma da questo episodio accadde qualcosa di molto strano. Maometto perse la pace, cercò di rasserenarsi tornando sul monte Hira, ma non ci fu nulla da fare. Fu talmente preso da una forte depressione che pensò spesso al suicidio. Vi è da dire che fenomeni strani accompagnavano sempre le <<rivelazioni>> dell'angelo Gabriele. Quando Maometto sentiva avvicinarsi una nuova rivelazione, avvertiva brividi di freddo, tremava e si faceva portare un velo o un mantello sotto il quale lo si sentiva gemere, rantolare e perfino urlare. Durante la sua Missione a La Mecca, che durò ben dieci anni, Maometto annunciò la fine dei tempi ed esortò alla penitenza, ma, per la sua iniziale opposizione al culto della pietra nera, si trovò contro i mercanti della città. Fu costretto alla fuga (anno 622) nella città di Yatrib, poi chiamata Medina, che vuol dire "Città del Profeta". Ed è proprio in questo periodo che accaddero fatti poco edificanti. Spesso Maometto dette ordini di uccidere. Famosa fu la strage, mediante il taglio della testa, nella pubblica piazza di Medina e alla sua stessa presenza, degli uomini della comunità ebraica dei Banì Quraizah nell'anno 627. Inoltre, Maometto spesso ordinava, per finanziare la futura conquista di La Mecca, razzie di carovane; famosa fu quella di Badr nell'anno 624. Nel 630 Maometto riuscirà a conquistare La Mecca e nel 632 morirà. Nella sua vita privata, molte cose non brillano. Fu succube delle passioni. Mentre il Corano permette al fedele musulmano di avere non più di quattro mogli contemporaneamente, egli ne sposò undici. Celebre è anche l'episodio del suo amore per Zaynab (moglie del suo figlio adottivo Zayd) che obbligò a divorziare dal leggittimo marito per farla sua. Tutti questi fatti sono riconosciuti dagli stessi studiosi islamici.
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| sabato, 02 settembre 2006 08:51 |

La discoteca è per il giovane un luogo di evasione dalla monotonia quotidiana, un luogo dove abbandonarsi all'istintività e far tacere quel bisogno di trascendenza che, invece, va soddisfatto curando la vita interiore. La <<discomania>>, fenomeno sociale che vede come protagonisti principali i giovani del mondo occidentale, trova una sua spiegazione in meccanismi psicologici ben determinati. Per il giovane in fase adolescenziale, alle prese con la costruzione della personalità, assumono particolare importanza l'immagine di sè e la sperimentazione delle proprie capacità e possibilità. In tale fase di grandi cambiamenti a livello fisiologico, la conoscenza di sè si esprime principalmente nella dimensione corporea, che è anche mezzo di relazione col mondo esterno. Ora, la conoscenza del corpo passa attraverso l'esperienza dei suoi limiti: la prova di coraggio e il superamento della paura sono tappe obbligate nella crescita e sviluppo della personalità. Anche attraverso il rapporto con gli altri, l'adolescente ha la possibilità di conoscersi ulteriormente nelle sue capacità e possibilità personali, poichè sia il corpo che le relazioni con gli altri sono ancora avvolti dall'alone dell'incertezza, del non conosciuto, non padroneggiato, non dominato. E' in questo contesto, dunque, che si inserisce la "cultura del corpo", offerta dalla discoteca, che propone ai giovani una modalità di affermazione della propria personalità attraverso il ballo, il look e l'esibizionismo. La discoteca si propone come luogo alternativo all'ambiente quotidiano, permettendo al giovane di sperimentare quei lati di sè che nella vita di tutti i giorni rimangono più facilmente in ombra. Infatti, contrariamente a quanto avviene nella quotidianità, nella "disco" viene privilegiata la dimensione corporea dell'essere a scapito di quella cognitiva-razionale, con la conseguente riduzione del controllo sull'istintività. Anche la comunicazione verbale, espressione della razionalità, passa in secondo piano, per dar spazio ai cosiddetti canali e codici non verbali: comunicazione gestuale, corporea, del "look", fatta di battute o di slogans. Così, della personalità del giovane si valorizza solo ciò che appare esteriormente. Le sue doti, le sue qualità interiori e intellettuali non valgono nulla in discoteca! Lo stato di benessere che i giovani sperimentano in discoteca deriva dalle sensazioni prodotte dal proprio corpo in movimento. Essi si abbandonano al ritmo e ai movimenti che la musica suscita in loro, fino all'annullamento di tutto ciò che riguarda la sfera dei pensieri quotidiani. Si crea, allora, un'atmosfera simile alla dimensione onirica, cioè di quasi sogno, una sorta di stato alterato di coscienza, in cui il giovane si sente gratificato. Questo "clima" particolare suscita nei giovani il nascere di alcune iniziative basate sull'esibizionismo, allo scopo di "sentirsi qualcuno", almeno per una serata! Ecco che, allora, diventa d'obbligo mettersi in mostra attraverso l'esecuzione del ballo o un look talvolta "da shok" per il tipo di abbigliamento e di acconciatura. Chiaramente, tutto ciò porta ad instaurare relazioni superficiali e impersonali, fortemente centrate sull'esteriorità e l'emozione. In altri termini, se i giorni feriali sono dominati dalla ragione e dal principio della realtà, il sabato sera trascorso in discoteca è "consacrato" al principio del piacere. Per poter rompere con la monotonia del quotidiano, si ricerca uno sfogo, non ci si lascia più guidare dalla ragione ma ci si abbandona alle emozioni suscitate dai suoni, luci, effetti speciali e corpo in movimento, con il conseguente aumento del desiderio del diverso e del proibito, senza contare che, per favorire questo stato di disinibizione a tutti i costi, si ricorre facilmente all'uso di alcool (di solito birra o super-alcolici) e di sostanze stupefacenti, acquistate dentro o nei pressi del locale. Si tratta, in definitiva, di una vera e propria evasione dalla realtà, da un'esistenza "razionale", all'insegna del capitalismo e della produzione, che opprime gli animi giovanili. Comunque, quest'evasione non è che illusoria. Infatti, in ultima analisi, per fuggire dalla società odierna impregnata di materialismo soffocante, i giovani "discomani" si buttano a capofitto in un mondo dominato da un materialismo ancor più esasperato. Il bisogno di trascendere la pura materia, di entrare in contatto con qualcosa o qualcuno che dia senso e felicità alla propria vita, non si può certamente appagare attraverso dei semplici surrogati, ovvero i beni di consumo che la nostra società propone ai giovani in alternativa alla vita monotona di ogni giorno! E' necessario, quindi, incoraggiare i giovani a trascendere la monotonia del quotidiano tendendo a ideali nobili, orientando la propria via <<alle cose di lassù>> (Col 3,1), anzichè pensando unicamente a soddisfare i propri sensi ed istinti! Bando, quindi, allo "sballo" del sabato sera! Meglio puntare ad una vita equilibrata, in cui ci sia posto anche per il silenzio e la preghiera quotidiana. Meglio l'alternativa controcorrente offerta dai ritiri spirituali nei centri di spiritualità o "luoghi dello spirito", dove si impara a conoscere se stessi nell'incontro personale con Dio e attraverso un'esperienza profonda di comunione spirituale con i fratelli.
E voi che ne pensate? |
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| venerdì, 01 settembre 2006 17:37 |
Sono migliaia i bambini e gli adolescenti che, addestrati in modo disumano a combattere e uccidere, sono ancora una volta vittime della crudeltà e dell'egoismo degli adulti. Forse pochi sanno che, mentre si leggono queste righe, sono almeno 300.000 i ragazzini che stanno combattendo sui fronti di circa 30 paesi, impiegati sia tra le file delle milizie di guerrieri sia in quelle degli eserciti regolari. Si tratta dei baby guerrieri, bambini con mitra e fucili, bambini con volti inebetiti dall'orrore, inespressivi o esaltati da un'arma che, impugnata, dà loro la possibilità di essere qualcuno. Bambini che sparano in prima persona, uccidono, feriscono, corrono sui campi minati, si addestrano nella tortura e si addestrano a resistervi, compiono azioni e gesti di ogni tipo e di ogni crudeltà senza saperne il significato. Il continente in cui più bambini partecipano alle guerre è l'Africa con oltre 120.000 baby soldati, alcuni dei quali non superano i 7-8 anni. In paesi Africani come Sudan, Mozambico, Liberia, Burundi, Sierra Leone, Angola e Uganda è un fenomeno "normale" reclutare bambini di 8-10 anni per addestrarli ad uccidere. Suor Teresa Bello, una delle sei religiose saveriane rapite diverso tempo fà in Sierra Leone dai ribelli, durante i giorni di prigionia ha potuto osservare da vicino la realtà dei "bambini soldato", la maggior parte dei quali era stata strappata a viva forza dalle famiglie, magari poi sterminate, e addestrati alla guerra. <<All'inizio i bambini - racconta la suora - sono sconvolti per la separazione traumatica dai genitori, per la perdita del loro mondo sociale. I guerrieri con il passare del tempo divengono il naturale punto di riferimento, il modello cui ispirarsi: il bambino non può fare a meno di dipendere affettivamente da un adulto e così il vuoto lasciato dai genitori viene colmato da altre presenze. Un giorno - continua la suora - ho chiesto al comandante del campo perchè venissero rapiti i bambini. Perchè è più facile addestrarli, mi rispose: diventano soldati migliori degli adulti>>. I bambini sono persone in via di formazione, la loro coscienza è malleabile, obbediscono meglio e rendono di più: per questo li usano in guerra! I modi utilizzati per iniziare questi bambini alla guerra sono terribili: spesso si comincia facendo violenza e brutalità sulla loro persona, poi si passa all'addestramento per gruppi, infine a forme di assassinio ingiustificate, perpetrate per incutere terrore, per distruggere ogni inibizione, per scatenare in essi una violenza folle e disumana. Insieme a queste tecniche, poi, vengono usate anche droghe di ogni tipo, alcolici e addirittura polvere da sparo diluita nel latte. Nella sola Liberia su 60.000 combattenti armati si contano almeno 15.000 ragazzi al di sotto dei 15 anni di età. Forse susciterà non poca meraviglia sapere che per diverso tempo a capo di un reggimento di minori, formato da circa 500 bambini e adolescenti, vi è stato un "colonnello" di appena 16 anni. <<Ogni giorno - ricorda il piccolo "colonnello! - i nostri comandanti ci davano la marijuana e delle pasticche: in questo modo si finisce per pensare solo ad uccidere>>. Joe in soli pochi anni ha ucciso oltre 300 persone! Fortunatamente è riuscito a venirne fuori, e come lui anche altri - pochi a dire il vero - ma con quali cicatrici nell'anima e nella mente! Ranger è il nome di battaglia di un altro ex-baby guerriero di 14 anni che è riuscito a sottrarsi a questo turpe gioco: <<a volte sogno che sto sparando, tagliando, amputando. Mi sento sopraffare dalla paura - racconta. A volte piango e prego per essere perdonato. Prego Dio che ci aiuti a diventare delle brave persone>>. Quale dramma interiore traspare dalle parole di questo piccolo guerriero, dramma vissuto da chissà quanti altri bambini, vissuti o che vivono tuttora schiavi della "guerra degli adulti"! Ma di cicatrici questi "baby guerrieri" ne contano molte anche nel corpo. Generalmente molti di loro vengono marchiati con vetri e coltelli sulla fronte, sul torace, sulle spalle. Cicatrici che servono per identificarli e per allontanare da loro la più piccola idea di diserzione, cicatrici infamanti che rendono loro impossibile il ritorno a casa. Cicatrici che molti, stanchi di uccidere e desiderosi di venirne fuori, cercano di cancellare col fuoco procurandosi gravi ustioni. Uno dei compiti più usuali dei baby soldati è lo sminamento dei campi minati: operazione in cui molti di questi bambini perdono la vita e tanti altri restano feriti gravemente, segnati a vita da lesioni permanenti e invalidità. Bambini storpi fisicamente e psicologicamente. Bambini guerrieri si possono trovare in tutti gli stati del Sud del mondo dove ci sono guerre, dall'India al Pakistan, dalla Turchia all'Iran, dall'Etiopia all'Indonesia, dal Messico alla Colombia e al Paraguay. Questo di trasformare i bambini in assassini è tra i crimini "silenziosi" più terribili che si stanno perpetrando nella nostra storia, e paesi del Terzo Mondo, con l'Africa ancora una volta in testa, assistono al genocidio dei propri figli, del proprio futuro: ancora una volta soffrono la schiavitù. Viene da chiedersi anche che cosa spinge questi bambini ad addentrarsi in un "gioco" che potrebbe costare loro la vita, a far fronte comune con quanti sono responsabili delle loro sofferenze! La risposta è sempre la stessa: povertà, fame, mancanza di istruzione, mancanza di affetto, mancanza di pace... Proviamo a guardarci intorno. Vedremo bambini dai volti curati e dagli abiti variopinti, proposti dalle pubblicità televisive, bambini teneramente viziati, dalle voci stridule e prepotenti, e adulti pronti a cogliere ogni loro capriccio: sono i nostri bambini. Proviamo a chiudere gli occhi e vedremo sguardi laceranti dalla paura o dalla ferocia, figure esili, colori spenti di giubbe sfilacciate indossate per coprire membra ossute, nervose, intrise di sudore: sentiremo il crepitio di armi automatiche e grida di guerra! Questi sono bambini che non sanno che cosa sia giocare: queste sono le vittime di un mondo egoista e troppo spesso disumano.

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| "LETTERA" TROVATA NELL'ANTICA CHIESA DI SAN PAOLO A BALTIMORA! [varie] |
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| giovedì, 31 agosto 2006 11:12 |
Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta, e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio. Finchè è possibile senza doverti abbassare, sii in buoni rapporti con tutte le persone. Dì la verità con calma e chiarezza; e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti; anche loro hanno una storia da raccontare. Evita le persone volgari ed aggressive; esse opprimono lo spirito. Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine, perchè sempre ci saranno persone più in alto o più in basso di te. Gioisci dei tuoi risultati così come dei tuoi progetti. Conserva l'interesse per il tuo lavoro, per quanto umile; è ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo. Sii prudente nei tuoi affari, perchè il mondo è pieno di tranelli. Ma ciò non acciechi la tua capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali, e dovunque la vita è piena di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti e neppure sii cinico nell'amore; poichè a dispetto di tutte le aridità e disillusioni esso è perenne come l'erba. Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall'età, lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza. Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l'improvvisa sfortuna. Ma non tormentarti con l'immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di là di una disciplina morale, sii tranquillo con te stesso. Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai diritto ad essere quì. E che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l'universo ti si stia schiudendo come dovrebbe. Perciò sii in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca, e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni, conserva la pace nella tua anima pur nella rumorosa confusione della vita. Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati e i sogni infranti, è ancora un mondo stupendo. Fai attenzione. Cerca di essere felice!
Datata 1692
Traduzione di Enrico Orofino |
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| mercoledì, 30 agosto 2006 12:33 |
Il 24/06/1981 verso le ore 18, sei giovani della parrocchia di Medjugorie, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivan Dragicevic, Ivan Ivankovic e Milka Pavlovic, hanno visto sulla collina Crnica, nel luogo chiamato Podbrdo, un'apparizione, una figura bianca con un bambino nelle braccia. Sorpresi e spaventati, non si sono avvicinati ad essa. Il giorno dopo alla stessa ora, il 25/06/1981, quattro di loro, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic ed Ivan Dragicevic, si sono sentiti fortemente attirati verso il posto dove, il giorno precedente, hanno visto quella che hanno riconosciuto come la Madonna. Marija Pavlovic e Jakov Colo li hanno raggiunti. Il gruppo dei veggenti di Medjugorie fu così formato. Hanno pregato con la Madonna ed hanno parlato con Essa. Da questo giorno, avevano le apparizioni quotidiane, insieme o Separatamente. Milka Pavlovic ed Ivan Ivankovic non hanno mai più visto la Vergine.
Mirjana Dragicevic-Soldo è nata il 18/03/1965 a Sarajevo. Ha avuto apparizioni quotidiane dal 24/06/1981 al 25/12/1982. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine le disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un'apparizione all'anno il 18 Marzo. Dal 2 Agosto 1987, secondo la sua testimonianza, ogni secondo giorno del mese Mirjana sente la voce della Vergine e qualche volta La vede ed insieme a Lei prega per i non credenti. Mirjana è sposata, ha due bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorie. L'intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per i non credenti, quelli che non conoscono l'amore di Dio.
Ivanka Ivankovic-Elez è nata il 21/06/1966 a Bijakvici, parrocchia Medjugorie. E' stata la prima a vedere la Gospa. Fino al 7 Maggio 1985 ha avuto apparizioni quotidiane. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine le disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un'apparizione all'anno in occasione dell'anniversario delle apparizioni, il 25 Giugno. Ivanka è sposata, ha tre bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorie. L'intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per le famiglie.
Jakov Colo è nato il 6/03/1971 a Sarajevo. Ha avuto apparizioni quotidiane dal 25/06/1981 al 12/09/1998. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine gli disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un'apparizione all'anno, il giorno di Natale, 25 Dicembre. Jakov è sposato, ha tre bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorie. L'intenzione di preghiera affidata a lui dalla Vergine: per i malati.
Ivan Dragicevic è nato il 25/05/1965 a Bijakovici, parrocchia Medjugorie. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Ivan è sposato, ha tre bambini, vive con la sua famiglia negli Stati Uniti e a Medjugorie. L'intenzione di preghiera affidata a lui dalla Vergine: per i giovani e per i sacerdoti.
Vicka Ivankovic-Mijatovic è nata il 3/09/1964 a Bijakovici, parrocchia Medjugorie. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Vicka è sposata, ha una bambina e vive a Krehin Grac presso Medjugorie. L'intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per i malati.
Marija Pavlovic-Lunetti è nata il 1/04/1965 a Bijakovici, parrocchia Medjugorie. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Grazie a lei, la Vergine invia il suo messaggio alla parrocchia ed al mondo. Dal 1/03/1984 al 8/01/1987 il messaggio era dato ogni giovedì, e dal 25 Gennaio 1987, il 25 di ogni mese. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Marija è sposata, ha quattro bambini, vive con la sua famiglia in Italia e a Medjugorie. L'intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per le anime del Purgatorio.
INCONTRO DELLA VEGGENTE MIRJANA DRAGICEVIC CON LA REGINA DELLA PACE, IL GIORNO DI NATALE 1982
"Il mio ultimo incontro regolare con la Madonna è avvenuto il giorno di Natale, il 25 Dicembre del 1982. In quell'occasione la Vergine rimase con me 45 minuti. Per un mese la Vergine mi aveva preparata a questo incontro. Mi aveva spiegato tutto maternamente. Mi disse che aveva portato a termine ciò per cui aveva avuto bisogno di me. Disse che ero abbastanza consapevole e che dovevo tornare alla normale vita di tutti i giorni, come tutti i miei coetanei. Dovevo continuare a vivere senza i suoi consigli materni e senza i colloqui tanto utili con Lei. Mi ha promesso che sarà sempre con me e che mi aiuterà nei momenti più difficili della mia vita. Fino a quando vivrò con Dio, Lei mi aiuterà. Mi ha detto che quello sarebbe stato il nostro ultimo incontro regolare, ma che mi avrebbe fatto un regalo: l'avrei vista il giorno del mio compleanno fino alla fine della mia vita. Questo ultimo incontro con la Vergine per me è stato difficile. E' complesso descrivere con le parole il dolore che ho avvertito nell'animo sapendo che non avrei avuto più delle apparizioni giornalieri. E' come quando nella vita hai avuto qualcosa di meraviglioso e poi lo perdi. La Vergine era consapevole del mio dolore e della mia sofferenza e per rallegrarmi ha pregato con me e mi ha chiesto di cantare e osannare Dio insieme. Ho recitato la preghiera che Le avevo sempre recitato quando ero sola con Lei, il "Salve Regina". Ho sempre in mente le parole della Madonna: "Mirjana, ti ho scelta e ti ho detto quanto era necessario. Ti ho anche rivelato molte cose terribili che dovrai portare con te. Pensa a queste lacrime che anch'io verso. Dovrai essere sempre coraggiosa. Hai compreso rapidamente i miei messaggi e quindi ora devi anche comprendere che io devo andare. Sii coraggiosa...!" Tutto quello che mi ha detto dopo mi riguarda personalmente. P.S. Il primo mese è stato davvero duro per me, ma la Vergine me lo aveva detto. Sono caduta in uno stato di profonda depressione. Evitavo tutti, mi chiudevo nella mia stanza nella quale continuavo sempre ad aspettare la Madonna. Ho pianto e l'ho invocata. Ho sentito il Suo aiuto e aspettavo il giorno del mio compleanno... Dal 2 Agosto 1987 ogni 2 del mese sento in me la voce della Vergine e qualche volta La vedo e prego insieme a Lei per quanti non credono.
Mirjana Dragicevic-Soldo
L'ULTIMO DEGLI INCONTRI GIORNALIERI DELLA VEGGENTE IVANKA IVANKOVIC CON LA REGINA DELLA PACE
IL 7 MAGGIO 1985
La sera del 6 Maggio 1985 ebbero l'apparizione Ivan, Jakov e Ivanka. L'apparizione di Ivanka durò circa otto minuti, sei minuti in più degli altri. Durante questa apparizione, la Gospa affidò a Ivanka il decimo segreto, e finì di parlarle del futuro del mondo. La Vergine le disse che il giorno successivo l'aspettava sola, senza gli altri veggenti. Il giorno 7 Maggio 1985 Ivanka ebbe l'apparizione a casa. A Padre Slavko Barbaric ha consegnato un foglio di carta sul quale aveva scritto: "Come tutti i giorni la Vergine arrivò e mi salutò con "Sia lodato Gesù Cristo!" ed io Le risposi dicendo "Sempre siano lodati Gesù e Maria". Non avevo mai visto la Beata Vergine Maria Bella come quella sera. Era così eterea e soave! Indossava il vestito più bello che io avessi mai visto in tutta la mia vita. Quest'abito scintillava d'oro e d'argento. Il Suo velo e la Sua corona lo stesso. Insieme a Lei c'erano due Angeli. Erano vestiti come la Madonna. Era così bella, come pure gli angeli, che le parole non sono sufficienti a descriverLa. Bisogna solo viverlo. La Vergine mi chiese cosa desiderassi. Io la pregai di farmi vedere mia madre terrena. La Vergine sorrise e fece un cenno col capo. All'improvviso apparve la mia mamma, sorrideva. La Vergine mi disse di alzarmi ed io le ubbidii. La mamma mi abbracciò, mi baciò e mi disse: "Figlia mia sono così orgogliosa di te!" Mi baciò e scomparve. Poi la Beata Vergine Maria mi disse: "Cara Figlia mia, oggi è il nostro ultimo incontro! Non essere triste, perchè io verrò a farti visita in occasione di tutti gli anniversari tranne il prossimo. Figlia mia, non pensare di aver commesso qualche errore e che per questo motivo non verrò più a farti visita. Non hai fatto nulla! Tu hai accolto con tutto il cuore e hai realizzato i piani che mio Figlio ed io avevamo. Sii felice, perchè io sono tua madre che ti ama con tutto il cuore. Ivanka, grazie per aver risposto alla chiamata del mio Figlio e per essere stata così perseverante come Lui si aspettava. Figlia, dì ai tuoi amici che mio Figlio ed io saremo sempre con loro quando ci cercheranno ed invocheranno. Quello che ti ho detto in questi anni a proposito dei SEGRETI non rivelarlo a nessuno, fino a quando io non te lo dirò. Ivanka, la grazia che tu ed i tuoi fratelli avete ricevuto non l'ha ricevuta nessuno fino ad ora in terra!" Dopo queste parole chiesi alla Vergine se potevo baciarLa. Ella fece un semplice cenno col capo ed io La baciai. Le chiesi la sua Benedizione. Mi benedì, sorrise e mi disse:" Và nella pace di Dio!" Si allontanò lentamente e con Lei anche i due angeli. La Beata Vergine Maria era così serena. Rimase con me un'ora.
Ivanka Ivankovic-Elez
L'ULTIMO DEGLI INCONTRI GIORNALIERI DEL VEGGENTE JAKOV COLO CON LA REGINA DELLA PACE,
IL 12 SETTEMBRE 1998
Durante il suo viaggio in America, da Miami, Jakov ci ha mandato il seguente testo: "Venerdì, 11 Settembre, durante l'aaparizione quotidiana, la Mdonna mi ha detto di prepararmi in preghiera in modo particolare per l'apparizione del giorno successivo, perchè mi avrebbe affidato il decimo segreto. Sabato, 12 Settembre la Madonna è venuta alle 11,15 (ora locale). Quando è venuta mi ha salutato come sempre col saluto: "Sia lodato Gesù Cristo". Mentre mi affidava il decimo segreto era triste. Dopo, con un dolce sorriso, mi ha detto: "Caro Figlio! Io sono tua madre e ti amo incondizionatamente. Da oggi non ti apparirò più ogni giorno, ma soltanto il giorno di Natale, il giorno della nascita di mio Figlio. Non essere triste perchè io sarò sempre con te come madre e come ogni vera madre non ti abbandonerò mai. Tu continua a seguire la via di mio Figlio, via di pace e di amore e cerca di perseverare nella missione che ti ho affidato. Sii esempio di un uomo che ha conosciuto Dio, l'amore di Dio. Gli uomini vedano sempre in te l'esempio di come Dio opera negli uomini e di come opera attraverso di loro. Io ti benedicon con la mia Benedizione materna e ti ringrazio per aver risposto alla mia chiamata." L'apparizione è terminata alle 11,45.
VERA FOTO DELLA REGINA DELLA PACE APPARSA A MEDJUGORIE

La vera foto scattata il 29 Dicembre 1988, da una signora che desidera restare anonima. La foto è accezionale in quanto si riesce anche a vedere il volto, con lo sguardo rivolto verso il basso, della visione. La foto è stata fatta il giorno dopo il matrimonio di Ivanka, nella chiesa di P. Jozo. La signora che ci ha fatto pervenire la foto, sentì un forte profumo di rose e realizzo lo scatto; accanto a lei c'erano testimoni.La conferma dell'autenticità è stata data da Vicka e da alcuni sacerdoti e Vescovi di Roma.
Grazie a per la collaborazione!
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| lunedì, 28 agosto 2006 16:03 |

Oggi vogliamo ringraziare il Signor Valerio Montessori di Padova, che ci ha inviato un'email con una richiesta di adozione! Ha deciso di adottare la piccola Kaisha 
Grazie Signor Valerio!
Se volete informazioni sulle adozioni o volete effettuarne una, contattateci al nostro indirizzo email: missionaricomboniani@yahoo.it |
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| domenica, 27 agosto 2006 15:07 |

Com'è vero che la Comunione ben fatta basterebbe a santificarci, così è altrettanto vero che la sua efficacia dipende da una fervida e amorosa preparazione.
Una condizione molto importante per ricevere degnamente Gesù nella Santa Comunione è quella di avere un vivo desiderio di Lui. Santa Gemma Galgani, quando aveva il permesso di ricevere l'Eucaristia, nella notte che precedeva la Comunione non riusciva a chiudere occhio, per la gioia di cui era inondato il suo cuore. Noi, invece, spesso ci comunichiamo con il cuore tremendamente distratto: non siamo in peccato grave, ma siamo molto superficiali. San Pio da Pietrelcina ha scritto delle parole bellissime che esprimono molto bene il suo ardente desiderio di cibarsi di Gesù Eucaristia: <<Il cuore si sente come attratto da una forza superiore prima di unirsi a Lui la mattina in Sacramento. Ho tale fame e sete prima di riceverLo, che poco manca che non muoio di affanno. Ed appunto perchè non posso non unirmi a Lui, alle volte con la febbre addosso sono costretto di andarmi a cibare delle sue carni. E questa fame e sete anzichè rimanere appagata, dopo che l'ho ricevuto in Sacramento, si accresce sempre più. Allorchè poi sono già in possesso di questo sommo bene, allora sì che la piena della dolcezza è proprio grande che poco manca da non dire a Gesù: basta, che non ne posso quasi proprio più. Dimentico quasi di essere al mondo; la mente e il cuore non desiderano più nulla e per molto tempo alle volte, anche volontariamente non mi vien fatto di desiderare altre cose (Epistolario 1, pag. 21).
Per dilatare il nostro desiderio di ricevere Gesù nel nostro cuore, abbiamo un mezzo semplice a disposizione: la preghiera. Bisogna prepararsi alla Comunione pregando con fervore, Padre Pio si preparava alla celebrazione della Santa Messa, in piena notte, con molti Rosari e celebrava molto presto, prima dell'alba. Se non riusciamo a pregare a lungo per mancanza di tempo, pensiamo però a quello che stiamo per compiere: ci stiamo recando in Chiesa a partecipare alla Santa Messa, per ascoltare la Parola del Signore, partecipare allo stesso sacrificio di Gesù sul Calvario e per cibarci di Lui. Basterebbero queste brevi considerazioni per trasformare la nostra partecipazione, da fredda e distratta, in attenta e fruttuosa. Come mai, dopo tante Comunioni ricevute e tanti anni trascorsi, siamo sempre uguali, non abbiamo fatto nessun miglioramento, anzi spesso siamo peggiorati? Eppure basterebbe una Comunione ben fatta per santificarci. Evidentemente c'è qualcosa che non va: non ci siamo preparati bene a ricevere un dono così grande! L'abbiamo ricevuta in grazia di Dio, bisogna augurarselo! , ma la nostra mente chissà dov'era! Un detto latino, che riportiamo in italiano, dice: <<le labbra in Chiesa e il cuore in piazza!>>. Proprio così. Siamo andati in Chiesa tante e tante volte, abbiamo ripetuto così tante preghiere, abbiamo ricevuto molte volte la Comunione, ma il nostro cuore era distratto e dissipato come se fossimo stati in piazza. Si capisce ora il motivo della nostra mediocrità. Se possiamo, facciamoci preparare dalla Madonna, recitando il Rosario, ed Ella ci renderà partecipi delle sue stesse disposizioni d'animo a Nazareth, quando ha ricevuto nel suo cuore materno il Figlio di Dio, e sul Calvario, allorchè si unì al Sacrificio di Gesù. Nell'Oriente Cristiano, per prepararsi degnamente alla Comunione, si recitano delle bellissime preghiere e tante volte ci si rivolge, già dal giorno prima, alla Madonna. Riportiamo le orazioni più belle e significative: <<O sposa Benedetta di Dio, terra fertile nella quale, senza coltivazione, è germinata la spiga, salvezza del mondo, rendimi degno di margiarla per essere salvato. O Tutta Santa, tavola del Pane di vita sceso dall'alto per dare al mondo una vita nuova, concedi a me indegno di gustarlo con timore e di viverne. Maria, Madre di Dio, venerabile Tabernacolo, pieno di profumo, per le tue preghiere fa di me un vaso di elezione, affinchè abbia parte alla Santificazione del tuo Figlio. O Tutta piena della Divina Grazia, ti supplico, nel momento in cui mi accosto agli immacolati misteri, purificami interamente [...]. Il mattino, prima di ricevere la Comunione, infine, s'invoca ancora la Madonna: <<O Madre di Dio, innumerevole è la massa dei miei peccati; mi rifugio verso di te che sei pura, chiedendoti salvezza. Visita la mia anima ammalata, e prega il tuo Figlio, nostro Dio, di concedermi il perdono per tutto quello che ho fatto di male, o tu, sola benedetta>>.
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| venerdì, 25 agosto 2006 08:30 |
Le testimonianze autorevoli del Papa Giovanni Paolo 2 e di Suor Lucia di Fatima ci pongono di nuovo l'interrogativo: che cosa aspettiamo a recitare il Rosario?
Alcune qualità speciali del Santo Rosario fanno preferire questa preghiera alle altre. Il Rosario è in grado sommo una preghiera comune, continua, semplice, profonda, mariana. Potremmo ancora aggiungere che il Rosario è preghiera universale, quotidiana, creativa, formativa, attiva, essenziale... Ma ecco, alcuni pensieri quanto mai opportuni scritti da Suor Lucia nel suo libro "Gli appelli del messaggio di Fatima": <<Quale sarà stato il motivo per cui Nostra Signora ci ha ordinato di recitare il Rosario tutti i giorni, e non ci ha ordinato di assistere tutti i giorni alla Santa Messa? E' una domanda che mi è stata rivolta molte volte, e alla quale vorrei rispondere adesso. La certezza assoluta del motivo non ce l'ho, perchè Nostra Signora non lo ha spiegato e tanto meno io ho pensato di chiederglielo. Dico perciò semplicemente quello che mi sembra e che mi è dato di comprendere a questo riguardo [...]. Credo che Dio è Padre, e come Padre si adegua alle necessità e possibilità dei suoi figli. Ora, se Dio attraverso Nostra Signora ci avesse chiesto di andare tutti i giorni a partecipare alla Santa Messa e fare la Comunione, sicuramente molti avrebbero detto, con giusto motivo, che non era possibile [...]. Invece la preghiera del Rosario è accessibile a tutti, poveri e ricchi, sapienti e ignoranti, grandi e piccoli. Tutte le persone di buona volontà possono e devono ogni giorno recitare il Rosario. E perchè? Per metterci in contatto con Dio, per ringraziarLo dei suoi benefici e chiedergli le grazie di cui abbiamo bisogno [...]. Dato che tutti abbiamo bisogno di pregare, Dio ci chiede, diciamo come gesto quotidiano, una preghiera che è alla nostra portata: la preghiera del Rosario: che si può fare sia in comune che in privato, sia in Chiesa di fronte al Santissimo come a casa in famiglia o da soli, sia per strada quando si viaggia sia durante una tranquilla passeggiata in campagna. La madre di famiglia può pregare mentre dondola la culla del suo figlio piccolo o riordina la casa. La nostra giornata ha ventiquattro ore [...]. Non sarà poi tanto, se riserviamo un quarto d'ora alla vita spirituale, alla nostra conversazione intima e familiare con Dio! D'altra parte, io credo che, dopo la preghiera liturgica del Santo Sacrificio della Messa, la preghiera del Santo Rosario o corona, per l'origine e la sublimità delle preghiere che lo compongono e per i misteri della Redenzione che ricordiamo e meditiamo ad ogni decina, sia la preghiera più gradevole che possiamo offrire a Dio e di maggior profitto per le nostre anime. Se così non fosse, Nostra Signora non ce l'avrebbe raccomandata con tanta insistenza [...]. La preghiera del Rosario può essere considerata come una preparazione per partecipare meglio all'Eucarestia, o come un'azione di grazie per la giornata [...]. Forse per questi motivi e per altri che non conosciamo, Dio, che è Padre e comprende meglio di noi la necessità dei suoi figli, ha voluto chiedere la preghiera quotidiana del Rosario piegandosi fino al livello semplice e comune a tutti noi per facilitarci la strada di accesso a Lui. Infine [...] possiamo pensare che sia proprio questa la formula di orazione vocale che più conviene a tutti in generale, e della quale dobbiamo avere somma stima e nella quale dobbiamo mettere il massimo impegno per non tralasciarla mai [...]. Il Rosario costituirà un mezzo poderoso per aiutarci a mantenere la fede, la speranza e la carità. Anche per le persone che non sanno o non sono capaci di raccogliere lo spirito e meditare, il semplice atto di prendere i grani in mano per pregare è già un ricordarsi di Dio, e citare ad ogni decina un mistero della vita di Cristo è già un ricordarLi, e questo ricordo manterrà accesa nelle anime l'eterna luce della fede che sostiene lo stoppino ancora fumante, impedendo così che si estingua totalmente [...]. Pertanto il Rosario o corona è la preghiera che Dio, attraverso la sua Chiesa e Nostra Signora, ci ha raccomandato con maggiore insistenza a tutti in generale come via e porta di salvezza [...]>>. Il Papa Giovanni Paolo 2, nella lettera Apostolica, a più riprese parla di questo valore speciale del Rosario: <<mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia [...]>>; <<Quanto fin qui s'è detto, esprime ampiamente la ricchezza di questa preghiera tradizionale, che ha la semplicità di una preghiera popolare, ma ha anche la profondità teologica di una preghiera adatta a chi avverte l'esigenza di una contemplazione più matura. A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili [...]>>; <<Una preghiera così facile, e al tempo stesso così ricca, merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana [...]. Confido anche in voi, teologi, perchè [...] facciate scoprire, di questa preghiera tradizionale, i fondamenti biblici, le ricchezze spirituali, la validità pastorale [...]. Guardo a voi tutti, fratelli e sorelle di ogni condizione [...]: riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario, riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la Liturgia, nel contesto della vita quotidiana [...]>>. Per le sue molteplici qualità il Rosario si presenta quale preghiera veramente originale, quasi unica, pronta per l'uso di chi vuol cominciare a pregare, continuare a pregare e arrivare poi fino alla vetta della preghiera. Il Rosario, in un certo senso, dà tutto e subito, anche se l'inizio può essere un semplice puntino che poi, però, si allarga all'infinito come un cono rovesciato. Chio non può dire il Rosario qui e adesso? Solo chi non vuole, ma questo è un brutto segno! E' certo che sarebbero ben presto risolti la maggior parte dei problemi personali e comunitari se tutti i cattolici e le comunità recitassero ogni giorno con amore e perseveranza il Santo Rosario della Beata Vergine Maria!

A te pellegrino
Pellegrino sei tu in questa povera valle di lacrime, e in questo oscuro cammino splende su di te, come fulgida stella mattutina, la Mamma tua Maria. Chi può smarrisrsi in questo cammino se tiene lo sguardo a questa stella? Quando tu La preghi e dici il Santo Rosario, tu orienti l'anima tua a Dio in questa luce splendente, e la orienti nelle vie della mia vita stessa e di quella di Maria. I misteri del Rosario sono le direttive della vita cristiana, le Ave Maria sono la luce che guida l'anima in questa via, il Pater noster è la meta di ognuna di queste vie!
(di Don Dolindo Ruotolo) |
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| mercoledì, 23 agosto 2006 08:37 |
[...] La tradizione liturgica ebraica ha usato questo inno (salmo145) come canto di lode per il mattino: esso ha il suo vertice nella proclamazione della sovranità di Dio sulla storia umana. Alla fine del Salmo si dichiara, infatti, che <<Il Signore regna per sempre>>. Ne consegue una consolante verità: non siamo abbandonati a noi stessi, le vicende delle nostre giornate non sono dominate dal caos o dal fato, gli eventi non rappresentano una mera successione di atti privi di ogni senso e meta. Da questa convinzione si sviluppa una vera e propria professione di fede in Dio, celebrato con una sorta di litania in cui si proclamano gli attributi di amore e di bontà che gli sono propri. Dio è creatore del cielo e della terra, è custode fedele del patto che lo lega al suo popolo, è Colui che fa giustizia nei confronti degli oppressi, dona il pane che sostiene gli affamati e libera i prigionieri. E' Lui ad aprire gli occhi ai ciechi, a rialzare chi è caduto, ad amare i giusti, a proteggere lo straniero, a sostenere l'orfano e la vedova. E' Lui a sconvolgere la via degli empi e a regnare sovrano su tutti gli esseri e su tutti i tempi. [...] Il Signore non è un sovrano distante dalle sue creature, ma è coinvolto nella loro storia, come Colui che propugna la giustizia, schierandosi dalla parte degli ultimi, delle vittime, degli oppressi, degli infelici.
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| martedì, 22 agosto 2006 08:56 |
Mi chiamo Andrea ed ho letto ciò che hai scritto nel tuo blog. Sono belle parole che invitano a riflettere sul significato della vita, un significato che però è molto difficile da trovare. Mi ritrovo spesso a pensare a qual'è il mio ruolo in questa vita, ma alla fine non mi so dare risposta. Riguardo alla lotta, in questo periodo ne ho combattuta una (non so quanto valga in confronto a quella di un santo, molto probabilmente niente!), in campo musicale: volevo in qualche modo trasmettere certe mie idee tramite la musica, cercando delle collaborazioni con alcune persone... ma alla fine ho dovuto arrendermi e dichiarare la sconfitta. Volevo più che altro che si creasse uno scambio di idee da tutto ciò, senza nessun bisogno di diventare famosi ed avere successo. Di fronte a tante bella parole non c'era il benchè minimo sforzo nel seguire la mia causa, praticamente un completo disinteresse. (ho sempre l'impressione che nessuno ci metta amore in ciò che fa e tutto appare così "vuoto"!). Quindi ora mi ritrovo in un punto nel quale non so se andare avanti per conto mio oppure no, ma mi sento alquanto debole per farlo da solo.
Risposta:

Ciao Andrea! Innanzitutto il significato della vita lo puoi trovare solo stando in silenzio, prendendoti una pausa da tutto, anche solo per un'ora. Se siamo quì sulla terra, ci sarà un motivo, o no? Ognuno di noi è quì per qualcosa e spesso ci capita di chiederci perchè siamo quì? è ovvio che non possiamo fare questa domanda a noi stessi ma abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a trovare una risposta. E allora, cosa ci costa passare un'ora in chiesa, guardare e pensare un attimo al nostro futuro? Chiedere a Dio che cosa vuole da noi e perchè ci ha mandati? Solo stando con noi stessi e in comunione con Dio riusciremo a trovare una risposta e a capire qual'è, per noi, il significato della vita. Leggendo il seguito della tua email però, mi sorge qualche dubbio sul fatto che tu non sappia il motivo per cui ti trovi in questa vita. Hai detto che hai combattuto una lotta in campo musicale e non è vero che non vale nulla in confronto a quella di un santo. Probabilmente tu sei quì sulla terra proprio per questo: trasmettere le tue idee tramite la musica, ma se sei veramente sicuro di questa tua "passione", non devi dichiararti sconfitto. Devi andare avanti da solo e raggiungere il tuo obiettivo. Se ti arrendi così facilmente e non hai la forza di lottare e di continuare a combattere, allora vuol dire che questo "sogno" non è poi così importante per te. Pensaci bene e sono certa che troverai la risposta che cerchi.
Baci! Giulia |
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| lunedì, 21 agosto 2006 11:39 |
Santa Brigida nacque nel 1303 nel castello Fintsa in Upandia (Svezia), centro di alta cultura religiosa, dal potente e ricco governatore Birger Persson e dalla nobildonna Ingeborg. Brigida trascorse l'infanzia sotto la tutela dei pii genitori e, rimasta a dodici anni orfana di madre, fu affidata alla zia Ingrid perchè ne completasse l'educazione. Appena quindicenne, Brigida avrebbe preferito la consacrazione verginale anzichè il matrimonio, ma per volontà del padre, nel 1318 sposò, per ragioni politiche, Ulf Gudmarson, divenuto in seguito
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